Lez 7: Il Placcaggio 1 – Tecnica

La tecnica del placcaggio, chi può essere placcato? come si atterra un avvesraio?

Lasciamo adesso la progressione logica degli argomenti che avrebbe suggerito di trattare “l’Area dei 22 metri”, per passare a parlare del gesto che a livello di tecnica individuale più di altri rappresenta il rugby nell’immaginario collettivo e con cui avrai sempre a che fare.

Dovrai usarlo per fermare l’avversario con la palla (solo lui) e dovrai saperlo eseguire alla  perfezione. Se saprai farlo avrai molto onore e se lo sbaglierai permettendo al tuo avversario di andare in meta … molto disonore!

Il Placcaggio è il gesto tecnico che permette a un giocatore (difensore) di atterrare il portatore di palla (attaccante) con l’uso delle braccia, stringendolo alle gambe per farlo cadere a terra. Nel rugby è VIETATO PLACCARE CHI NON HA LA PALLA.

Cominciamo con questo semplice filmato.

L’importanza del placcaggio è dunque immensa nel rugby e ha conseguenze importantissime sul gioco. Un placcaggio riuscito determina l’arresto dell’azione di attacco e può essere alla base di un cambio di fronte (Turn Over) con la ripartenza del gioco a favore della squadra in difesa. Può essere un gesto risolutivo per impedire una meta oppure intimidatorio su un avversario e su tutta la sua squadra.

Il placcaggio può essere fatto frontalmente, lateralmente, da dietro. Non ha bisogno di forza ma di tecnica. Per questo un uomo piccolo può agevolmente atterrare un uomo di peso e dimensioni molto maggiori. … “più sono grossi, più fanno rumore quando li batti a terra” (anonimo)

Per un placcaggio di qualità sono fondamentali:

  • Posizione bassa del corpo (gambe e ginocchia piegate a 90° e braccia larghe e aperte e pronte a stringere per prendere l’attaccante: ciò predispone all’entrata in contatto con le gambe del portatore, e fermare la sua corsa
  • Velocità di corsa e realizzativa: il placcaggio non si fa, tendenzialmente da fermo ma in corsa (in movimento). questo per “sostenere” il gesto del placcaggio che si traduce in aggressività, necessaria per intercettare; prendere l’avversario e guidarlo a terra
  • Appoggio della spalla del placcatore “nell’avversario”: che permette di avere un fulcro su cui fare leva per atterrarlo
  • La chiusura delle braccia attorno alle gambe e richiamo delle stesse : per bloccare il movimento delle gambe dell’attaccante per farlo cadere a terra.

In tutto questo bisogna essere rapidi esecutori e cercare di eseguire placcaggi cosiddetti “vincenti” ovvero in grado di catturare l’avversario e “spingerlo indietro” o spostarlo dal suo asse di corsa.

Tutto questo si apprezza in una buona esecuzione e fa dire a tutto il pubblico “WOW”.  Un placcaggio “duro” e ben eseguito condiziona molto chi lo subisce, già solo 2 placcaggi ben assestati “annichiliscono” l’avversario diretto. Tanti placcaggi di squadra “annientano” la forza di volontà degli avversari e lo costringono a cambiare strategia di gioco o addirittura lo rendono inoffensivo. Per i bambini valgono alcuni concetti semplici inizialmente ….

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Va detto che un placcaggio riuscito ha conseguenze molto interessanti sull’azione di attacco in atto.

Le vedremo nelle prossime carte placcaggio

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